Le perdite fiscali delle start up innovative

Le perdite fiscali delle start up innovative

La disciplina della start up innovative riguarda le Spa, le Srl, le Sapa e le cooperative. E’ necessario che tali soggetti siano residenti in Italia per la maggior parte del periodo d’imposta (almeno 181 giorni) e che la sede dei propri affari sia in Italia.

Tuttavia, possono accedere alla disciplina delle start up innovative anche società residenti in stati membri dell’Unione europea, purchè svolgano, un’attività d’impresa in Italia, per mezzo di una stabile organizzazione.

Se una società residente in uno degli stati membri dell’Ue svolge attività d’impresa in Italia, tramite una stabile organizzazione, può accedere alla disciplina delle start up innovative

Quello della residenza in Italia è solo uno dei requisiti che una società deve possedere per poter essere qualificata come start up innovativa. Gli altri sono elencati di seguito:

  • deve essere stata costituita e svolgere attività d’impresa da non più di 60 mesi;
  • a partire dal secondo anno d’imposta, il valore totale della produzione netta deve essere superiore a 5milioni di euro;
  • non deve distribuire utili;
  • come oggetto esclusivo o prevalente, deve avere la produzione/commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • la costituzione della società non deve essere avvenuta tramite operazioni straordinarie (ad esempio fusioni, cessioni di rami d’azienda).

Il senso di quest’ultima prescrizione è ovvio: deve trattarsi di una start up non solo in senso formale ma anche sostanziale, ossia l’attività svolta deve davvero essere nuova, nel senso di non esercitata in precedenza, neppure da un soggetto giuridicamente (leggasi formalmente) diverso dalla società medesima.

Ai predetti requisiti se ne aggiungono altri tre che devono sussistere alternativamente l’uno all’altro. E, dunque:

  • la società deve sostenere spesa in ricerca e sviluppo in misura superiore o uguale al 15% del maggior valore tra il costo e il valore totale della produzione;
  • nella propria forza lavoro deve essere presente, in misura pari a 1/3 di quella complessiva, personale in possesso di dottorato di ricerca o personale in possesso di laurea che abbia svolto attività di ricerca, presso istituti pubblici (in Italia e/o all’estero) da almeno 3 anni; inoltre che impieghi personale in possesso di laurea magistrale, per una quota superiore o uguale ai 2/3 della forza lavoro complessiva;
  • deve essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa ad una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una varietà vegetale; ovvero sia titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per programmi per elaborazione, purchè tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività dell’impresa.

Le agevolazioni riconosciute alle start up innovative sono numerose e attinenti a vari ambiti (quello fiscale, societario ecc.). Le start up innovative, ad esempio, possono costituirsi per atto pubblico redatto da un notaio ma anche mediante un documento informatico firmato digitalmente e, dunque, in assenza dell’intervento del notaio.

Sempre con l’obiettivo di favorire la nascita e lo sviluppo di tali soggetti portatori, nelle intenzioni del legislatore, del know how necessario all’innovazione, sono stati agevolati anche coloro che decidono di investire in tali società.

I soggetti Irpef, infatti, potevano detrarre, dalle proprie imposte, una quota pari al 19% della somma investita nel capitale di una start up innovativa, con un limite massimo di investimento che, dal 1° gennaio 2017, è stato portato a 1milione di euro (sino al 31 dicembre 2016, il limite di investimento massimo era di 500mila euro). La quota detraibile per investimenti in start up innovative a vocazione sociale, invece, è pari al 25% della somma investita. I soggetti Ires, invece, possono dedurre dall’imponibile fiscale, una quota pari al 20% della somma investita (la percentuale sale al 27% nel caso di investimento in start up innovativa a vocazione sociale), con un investimento massimo ammissibile pari a 1.800.000 euro. In questo caso, per poter beneficiare della deduzione fiscale, il legislatore ha previsto un ulteriore limite: l’investimento, infatti, deve essere mantenuto per almeno 3 anni.

A partire dal 1° gennaio di quest’anno, la quota di investimento deducibile/detraibile è stata innalzata, per tutti i soggetti, al 30% (senza distinzione fra start up innovative “normali” e quelle a vocazione sociale). Inoltre, sempre a partire dal 1° gennaio 2017, la quota di detrazione non fruibile per incapienza, può essere riportata negli esercizi successivi ma non oltre il terzo.

Fra le numerose agevolazioni previste, dal legislatore, a favore delle start up innovative, vi è la possibilità di fruire di una detrazione (soggetti Irpef)/deduzione (soggetti Ires), fiscale commisurata alle somme investite in tali società. Tale agevolazione è stata modificata e, per certi versi, ampliata a partire dal 1° gennaio 2017

La Legge di bilancio per il 2017 ha, però, introdotto una ulteriore agevolazione in favore di start up innovative partecipate da società quotate. Se, infatti, una start up innovativa è partecipata, con una quota di almeno il 20% da una società con azioni quotate su un mercato regolamentato, può cedere le perdite fiscali, realizzate nei primi tre anni di attività, alla società quotata partecipante.

La cessione della perdita può avvenire a condizione che:

  • le azioni della partecipante siano negoziate in un mercato regolamentato o in un sistema multilaterale di negoziazione, di uno degli Stati Membri dell’Unione europea e degli Stati aderenti all’accordo sullo spazio economico europeo, con il quale l’Italia abbia stipulato accordi che assicurino l’effettivo scambio di informazioni;
  • il diritto di voto esercitabile in assemblea ordinaria sia almeno pari al 20%;
  • la società partecipata non svolga attività immobiliare;
  • la cessione abbia ad oggetto l’intero ammontare delle perdite realizzate;
  • le due società (la cedente e la cessionaria) abbiano esercizi sociali coincidenti;
  • la partecipazione susista al termine del periodo d’imposta con riferimento al quale avviene la cessione delle perdite;
  • la cessione sia perfezionata entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi.

La modalità di cessione del credito è la medesima di quella prevista per la cessione dei crediti d’imposta. Infatti essa può avvenire tramite notifica all’Agenzia delle entrate o alcentro operativo di servizio presso il quale è stata presentata la dichiarazione dei redditi del cedente ovvero al concessionario del servizio della riscossione.

A fronte delle perdite fiscali ricevute, la società partecipante, deve riconoscere una remunerazione alla cedente, con una somma di denaro pari all’ammontare dell’Ires calcolata sull’ammontare delle perdite cedute. La remunerazione deve essere riconosciuta entro 30 giorni dal termine per il versamento del saldo delle imposte relativo al medesimo periodo d’imposta.

Le perdite acquisite dalla società partecipante, inoltre, possono essere portate in diminuzione dal reddito complessivo dello stesso periodo d’imposta cui le perdite si riferiscono e l’eventuale eccedenza può essere utilizzata nei successivi periodi, nei limiti del reddito imponibile per ciascuno di essi.

Infine, in riferimento ai periodi fiscali ai quali i riferiscono le perdite, la start up innovativa, non può optare per i regimi della trasparenza fiscale, del consolidato fiscale e mondiale.

Daniele Di Teodoro
Dottore commercialista – Revisore contabile