De-merging without abuse

De-merging without abuse

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If the legal system allows operators to choose between different operational solutions, each with different tax effects (and loads), the choice of the less expensive option, from a fiscal point of view can not be considered elusive. This is an orientation, of the jurisprudence that is consolidating, above all to contrast an investigation activity, on the abuse of the right, sometimes a little too loose by the Financial Administration, such as to cause a dangerous uncertainty in the application of rules to the detriment, in particular, of the (healthy and sacrosanct) entrepreneurial activity.

The avoidance, (or abuse of the law, if we want to follow the evolution of terminology and not only of the legislator), according to the definition that article 10 of the taxpayer's statute of rights (Law 212 of 2000), consists of a behavior that, while respecting the formal application of the laws in force, is aimed at obtaining undue tax benefits, ie tax savings contrary to the principles of the current tax system. Well, according to the Revenue Agency (Resolution 97 of July of this year), if it is the same order to offer economic operators, two or more alternatives, with different consequences, in terms of tax burden, the choice of the option less burdensome does not give rise to an elusive behavior and, therefore, must be considered entirely legitimate and, therefore, not contestable, by the Financial Administration.

Pursuant to Article 10 of Law 212/2000 (Statute of Taxpayers' Dictitives) there has been an abuse of the law when one or more transactions are carried out without any economic substance which, although in compliance with the law in force, allow the tax payer an undue tax advantage, that is contrary to the principles of the tax system

This seems a peaceful conclusion but the Revenue Agency has not always been of this opinion.

The case treated with the aforementioned resolution concerned an operating company (which manages an outpatient clinic) for which the members had decided to proceed with a proportional division, following which the split company maintained the company and to it, therefore the operating activities continued to be held, while the beneficiary was assigned the buildings previously owned by the demerged company. Among other things, the partners of the beneficiary were the same members of the demerged and their shareholdings in the latter reproduced those in the split.

Subsequently, the shares in the split are sold to a subject, not interested in acquiring the ownership of the properties. The latter are then leased to the assignee for carrying out the business activity.

Once the transaction is in place, finally, the shareholders of the beneficiary, before the sale of the investments, proceed with the operation of restatement of the tax value of the same.

Well, questioned, through a question, on the lawfulness of the operation, the Revenue Agency, with the aforementioned resolution pointed out that a company can circulate with the direct sale of the same, or with an indirect transfer, precisely transferring the ownership of the investments in the company that manages the company itself. As the Revenue Agency notes, the Italian tax law provides, as legal, both these modes of circulation of the company (although one of the two, the direct one is the most expensive in tax terms), must be left to the taxpayer the choice between the two options. The transaction was therefore considered lawful in terms of abuse of the law.

Daniele Di Teodoro
Chartered accountant
Chartered auditor

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Qualora l'ordinamento giuridico consenta, agli operatori, di scegliere fra diverse soluzioni operative, ciascuna con effetti (e carichi) fiscali diversi, la scelta dell'opzione meno onerosa, dal punto di vista fiscale non può essere considerata come elusiva. Questo è un orientamento, della giurisprudenza che va consolidandosi, soprattutto per contrastare un'attività di accertamento, sull'abuso del diritto, a volte un po' troppo disinvolta da parte dell'Amministrazione finanziaria, tale da causare una pericolosa incertezza nell'applicazione delle norme a danno, in particolare, della (sana e sacrosanta) attività imprenditoriale.

L'elusione, (o abuso del diritto, se vogliamo seguire l'evoluzione terminologica e non solo, del legislatore), secondo la definizione che ne da l'articolo 10 dello statuto dei diritti del contribuente (Legge 212 del 2000), consiste in un comportamento che, pur nel rispetto formale dell'applicazione delle norme di legge vigenti, è volto ad ottenere indebiti benefici fiscali, ossia dei risparmi d'imposta contrari ai principi dell'attuale ordinamento tributario. Ebbene, secondo l'Agenzia delle entrate (Risoluzione 97 del luglio di quest'anno), se è lo stesso ordinamento ad offrire agli operatori economici, due o più alternative, con conseguenze diverse, in termini di carico tributario, la scelta dell'opzione meno onerosa non da luogo ad un comportamento elusivo e, pertanto, deve essere considerata del tutto legittima e, dunque, non contestabile, da parte dell'Amministrazione finanziaria.

A norma dell'articolo 10 della Legge 212/2000 (Statuto del dititti del contribuente) si ha abuso del diritto quando vengono poste in essere una o più operazioni prive di qualsiasi sostanza economica che, pur nel rispetto formale della normativa vigente, consentono al contribuente un vantaggio fiscale indebito, ossia contrario ai principi dell'ordinamento fiscale

Questa sembra una conclusione pacifica ma non sempre l'Agenzia delle entrate è stata di questo parere.

Il caso trattato con la risoluzione sopra indicata, riguardava una società operativa (che gestisce un poliambulatorio) per la quale i soci avevano deciso di procedere con una scissione proporzionale, in seguito alla quale, la società scissa manteneva l'azienda e ad essa, dunque, continuavano a fare capo le attività operative, mentre alla beneficiaria venivano attribuiti gli immobili, precedentemente posseduti dalla scissa. Tra l'altro, i soci della beneficiaria erano gli stesi soci della scissa e le loro quote di partecipazioni in quest'ultima riproducevano quelle nella scissa.

Successivamente, le quote nella scissa vengono cedute ad un soggetto, non interessato ad acquisire anche la proprietà degli immobili. Questi ultimi sono poi concessi in locazione al cessionario per lo svolgimento dell'attività d'impresa.

Una volta posta in essere l'operazione, infine, i soci della beneficiaria, prima della cessione delle partecipazioni, procedono con l'operazione di rideterminazione del valore fiscale delle stesse.

Ebbene, interrogata, attraverso un interpello, sulla liceità dell'operazione, l'Agenzia delle entrate, con la risoluzione prima citata ha fatto notare che un'azienda può circolare con la cessione diretta della stessa, oppure con una cessione indiretta, appunto trasferendo la titolarità delle partecipazioni nella società che gestisce l'azienda medesima. Poichè, nota l'Agenzia delle entrate, l'ordinamento tributario italiano prevede, come lecite, tutte e due tali modalità di circolazione dell'azienda (sebbene uno dei due, quello diretto sia il più oneroso in termini fiscali), deve essere lasciata al contribuente la scelta fra le due opzioni. L'operazione è stata, pertanto, ritenuta lecita sotto il profilo dell'abuso del diritto.
Daniele Di Teodoro
Dottore commercialista
Revisore contabile[:]